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Mi chiamo Brand, James Brand

Posted on Ott 3, 2016 by in Parlando di... | 0 comments

Ecco perché, nell’era del web 3.0, è importante ESSERE prima ancora di APPARIRE… Sui motori di ricerca.

Articolo pubblicato nel 2013 sull’Annuario della CdO Emilia


Scusate il paragone, ma l’esempio calza.
Uno: “Hai presente il brand?”
L’altro: “Si, si. Certo il brand…. Il logo!”
Una volta per tutte:

il brand non è il logo

Il logo è un segno grafico, il brand è tutto ciò che emozionalmente o razionalmente eleva la consapevolezza a qualcosa.
Veniamo alla metafora di James Bond. In effetti se si pensa al famoso agente segreto di Ian Flemming, possono cambiare l’automobile, l’orologio, il vestito, l’attore, le donne (a quelle ci pensa lui) che rimane sempre James Bond. Anche se gli cambiano il nome… “Beh, questo qui è tale e quale a James Bond”.
Il fatto è che gli autori ed i vari registi, Terence Young in testa, hanno svolto un certosino lavoro di caratterizzazione del personaggio tramite elementi di presa trasversali alla storia dei vari lungometraggi: impeccabile nel vestire, anche quando appena sgusciato da una muta da sub, capace di pilotare qualunque cosa meglio di chiunque altro, per non parlare della gadgettistica delle sue automobili; l’elenco è lungo e sono tutti elementi che scindono da ciò che l’occhio realmente vede sullo schermo.

Ecco, questo è il brand… Grosso modo.
Bene o male, noi tutti, associati CdO, siamo imprenditori e abbiamo un’azienda.Abbiamo anche un brand? Ci siamo mai soffermati nel riflettere se stiamo erogando tutti quegli elementi caratterizzanti la nostra realtà? E se non ce li abbiamo dove li possiamo procurare?
“Ma perché devo avere un brand?”
Questa domanda comincia ad avere un’implicita risposta se la modifichiamo in “Ma perché devo essere un brand?” La prima risposta che mi viene in mente, volendo contestualizzare l’argomento al momento storico che stiamo vivendo (intendo l’internazionalizzazione, non la crisi), è: “Per non essere solo un prezzo da pagare.”
In effetti il brand è un processo con cui si crea e si mantiene una relazione di autentica convivenza tra la nostra realtà ed il suo pubblico, dove il prezzo è solo uno dei valori messi in campo.
Nulla di più attuale oggi, nell’era del web 2.0 e del web 3.0 dove, oltre ai contenuti, si procede nella condivisione ed evoluzione di esperienze (nuove nicchie).

E’ di facile intuizione come, prima ancora di realizzare il sito o la brochure più belli del mondo, organizzare la migliore media relation e digital PR del pianeta ed il web marketing più strutturato, sia preponderante processare e metabolizzare una vera e propria Dichiarazione d’Intraprendenza univoca, chiara, sincera e condivisa da tutti gli interessati, dentro e fuori dall’impresa; altrimenti andrà tutto vanificato in poco tempo.

  • Io sono così
  • Io mi presento così
  • Questa è la cultura che vado perseguendo
  • Io parlo questa lingua
  • Se sei così, sei come me
  • Se vuoi siamo amici ma a queste condizioni

Sono i punti che devono essere esplicati nella Dichiarazione d’intraprendenza.

Personalmente la vedo come una grande opportunità per le imprese del nostro Paese, anche per le più piccole. E’ un’occasione per patrimonializzare la propria tradizione, genialità, origine, storia, passione e provenienza. Tutti questi elementi sono presenti nelle vicende della nostre aziende dove noi italiani sappiamo fare la differenza e per le quali siamo molto apprezzati fuori dai confini Nazionali.

Se poi credete di avere già un vostro brand, fate questa prova molto semplice: prendete la vostra brochure aziendale e coprite il marchio/nome dell’azienda…
Quello che rimane vi rappresenta ancora? Riconduce alla vostra realtà? Se sì, avete un brand.
Ancora più difficile. Prendete tutti i vostri supporti di comunicazione, brochure, biglietto da visita, sito web, il video istituzionale postato su YouTube… Fate la stessa cosa: via il marchio… Come prima? Se sì, molto bene. Andiamo oltre: provate ora a leggere passando da un supporto all’altro. Questo avviene con disinvoltura, arricchimento, senza lacune, screpolature e ridondanze? Benissimo, avete gestito bene e con coerenza il vostro brand, così come si fa con gli agenti segreti del cinema.